Escursione al Monte La Nuda, ma sulla vetta il tempo invitava a coprirsi... 
 

E' stata una bella gita, anche se più faticosa da quanto ci si potesse aspettare leggendo la mappa. 

 

Vincent Chiti

   

13 luglio 2019 Ponte Sospeso 2 
Sabato, 24 luglio 2021, rifugio del Cavone.  Da sinistra in piedi: Barbara Raimondi, Laura Franchi,  Valerio Frabetti, Piero Baldasseroni, Francesco D'Agostino con la moglie Franca, Domenica D'Agostino, Marzia Mantero e Giuseppe Raimondi. Accovacciati: io, Graziano Michelini, Micaela Gerbi e Antonio Baglioni. Manca Luciano Cioni che scatta la foto. 

  

La giornata era bellissima ed invitava a rilassarsi, sia dal lato fisico che mentale, tantoché dal ritrovo nel parcheggio davanti all'Inps di Pistoia siamo partiti in ritardo... come al solito. Potreste pensare: "Ma che ce ne importa, siamo tutti qui e, se arriviamo più tardi, pazienza". 

   

Invece no! Noi eravamo in nove, ma al rifugio del Cavone, dove sarebbe iniziata l'escursione, ci aspettavano gli altri otto provenienti da Gaggio Montano e da Bologna; impazienti, con le braccia incrociate ed il piede che batteva ritmicamente sull'asfalto. Ci siamo scusati ed abbiamo promesso che non sarebbe più accaduto (ancora come al solito), quindi abbiamo infilato rapidamente gli scarponi e ci siamo avviati per il sentiero 37. 

   

Il percorso è iniziato subito a salire, si è addolcito un po' nei pressi del Cavone Alto, inasprendosi di nuovo fino all'incrocio con il crinale, al Passo del Vallone (m. 1697). Finora eravamo stati nel bosco, al riparo dal sole e dal vento, ma da qui in avanti saremmo stati esposti. Sulla destra torreggiava il Corno alle Scale, con la sua caratteristica croce, e sembrava quasi di poterlo toccare allungando una mano. A sinistra facevano bella mostra di sé alcuni cocuzzoli verdi rasati, in ordine progressivo di altezza, l'ultimo dei quali era la nostra destinazione. Il cielo era a tratti coperto ed il vento sembrava voler spazzare via tutto quanto si trovava sul suo percorso. Abbiamo indossato i K-way e ci siamo incamminati su per un ripido ed angusto sentiero, mentre alcuni di noi hanno preferito fermarsi lì, in un angolo più riparato, attendendoci al ritorno.  

 
13 luglio 2019 Ponte Sospeso 713 luglio 2019 Ponte Sospeso 3    

     

     

 13 luglio 2019 Ponte Sospeso 2213 luglio 2019 Ponte Sospeso 19

 

                                                      Sabato, 24 luglio 2021, verso La Nuda.   Alcune immagini del nostro gruppo, nel suggestivo  avvicinamento al Monte La Nuda.   

     
6 aprile 2019 Victoria ex Inps 1513 luglio 2019 Ponte Sospeso 7Finalmente, la vetta!

     

Dopo un paio d'ore di cammino e quasi cinquecento metri di dislivello dal rifugio del Cavone, giungiamo alquanto ansimanti sulla vetta del Monte La Nuda, a quota 1.828 m. La fatica è stata tanta, ma ci sentiamo ricompensati dalla meta raggiunta e pensiamo di meritarci una foto accanto al cartello indicatore posto sulla sommità.

Nella prima immagine, da sinistra: Graziano Michelini, Domenica D'Agostino, Milena, Antonio Baglioni, Marzia Mantero, Rita, Raffaella e Piero Baldasseroni.

Nella seconda siamo gli stessi della prima, tranne che al posto di Antonio Baglioni, che scatta la foto, ci sono io con un vetusto K-way originale azzurro del 1982. Se mi chiedeste perché lo uso ancora, risponderei che, oltre ad essere in ottimo stato, apparteniamo entrambi alla categoria delle cose antiche...    

Il vento imperversava ancor più violento, scendendo dal Corno alla Scale giù per i Balzi dell'Ora e avvolgendoci in un fresco abbraccio sinuoso. Cupi cirro cumuli ci rinfrescarono con uno scroscio di pioggia, facendoci decidere che forse era più saggio non consumare lì il pranzo e di tornare subito indietro. D'altronde oltre al rischio pioggia, molto più pericoloso c'era quello dei fulmini. Avremmo fatto lo spuntino più in basso, dove ci aspettavano gli altri.     

 

Ritorno al Rifugio del Cavone 

     

Una decina di minuti dopo la pioggia era cessata ed io rimpiansi di non essere rimasto più a lungo sulla cresta. Mi sovvenne allora un ricordo di molti anni prima, allorché ero andato con Romano Gori a fare un'escursione al rifugio del Montanaro. Chi ha conosciuto Romano lo ricorda come una persona tranquilla, flemmatica e un po'... pigra. Può darsi, ma gli piaceva camminare e con lui siamo andati su quasi tutti i monti più alti della nostra zona. Eravamo dunque al rifugio di tardo pomeriggio ed il tempo prometteva pioggia.                                                                                                 — Torniamo a valle? — Mi chiese lui.                                                                             — E' presto, facciamo una partita a carte — gli risposi. Mi guardò con aria dubbiosa ma iniziammo a giocare.                                                                                  Trascorse una mezzora; la coltre di nuvole aveva finito di coprire la visuale della vallata e quasi tutti i presenti avevano già abbandonato il rifugio.                                     — Vincenzo, avviamoci — disse Romano, — ci vuole un'ora e mezza per tornare alla Casetta Pulledrari. — Dai Romano, si sta bene qui — risposi io, porgendogli una stecca di cioccolato fondente che avevo tirato fuori dallo zaino. Prese la cioccolata, chiedendosi cosa mi passasse per la mente e muovendosi sulla panca visibilmente a disagio, mentre guardava dalla finestra l'unica cosa che ancora si vedeva: la nebbia. Passò ancora del tempo ed eravamo rimasti soli, finché un ticchettio insistente ci avvertì che stava iniziando a piovere. Io mi alzai ed afferrai lo zaino.                            Fu allora che Romano, come folgorato da una rivelazione, esclamò: — Ora ho capito cosa stavi aspettando... Volevi fare il viaggio di ritorno sotto la pioggia! — Era vero. 

   

Dopo lo spuntino, in un punto un po' più riparato, abbiamo preso la via del ritorno. Non siamo tornati per lo stesso sentiero; all'altezza del Cavone Alto abbiamo deviato a sinistra sul 37C, che ci avrebbe ricondotti al Cavone dopo avere compiuto un circolo. Sulla cartina sembrava un sentiero semplice, ma lo era solo in parte, perché abbiamo dovuto scollinare un poggio salendo per una ripida ed interminabile scalinata. Ogni tanto dava l'impressione di terminare al prossimo tornante, tuttavia lì giunti ci disilludeva proponendocene di nuovi.

Dal momento che tutto ha un termine, anche il poggio fu alfine alle nostre spalle ed iniziammo la lunga discesa che, incrociando la seggiovia, ci avrebbe ricondotto al Rifugio del Cavone. Qui ci aspettavano quelli che avevano optato per il percorso breve, freschi dopo essersi già rifocillati con i prodotti del rifugio. Eravamo un poco stanchi e con i piedi indolenziti, nondimeno consci che, senza un po' di pena, non è possibile godere delle sensazioni e dei paesaggi mozzafiato che i crinali delle montagne possono regalare. 


13 luglio 2019 Ponte Sospeso 713 luglio 2019 Ponte Sospeso 3    

     

     

 13 luglio 2019 Ponte Sospeso 2213 luglio 2019 Ponte Sospeso 19

 

               

 13 luglio 2019 Ponte Sospeso 2213 luglio 2019 Ponte Sospeso 19

                                                                                                                                  Sabato, 24 luglio 2021, di ritorno da La Nuda.    Le prime due foto inquadrano la Croce del Corno alle Scale, da due prospettive diverse. 

Nella terza, Graziano Michelini, Antonio Baglioni e la bolognese Milena. Nella quarta, Marzia Mantero, Domenica D'Agostino, Franca e Francesco D'Agostino.

Nella quinta, Rita, un'altra bolognese, e Domenica D'Agostino. La sesta è la foto di gruppo al ritorno dell'escursione, simile a quella accanto al titolo, ma con la differenza che qui è presente Luciano Cioni (il penultimo in piedi), perché la foto la scatto io; nell'altra ci sono anch'io ma manca lui, perché la foto la scatta Luciano. Come (non) si vede, mancano le tre bolognesi, in quanto non abbiamo fatto a tempo a invitarle ad aggregarsi allo scatto, prima di andarsene.